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I mutui ripartono? Gli affitti dicono di no

I mutui ripartono? Gli affitti dicono di no

25 novembre 2014 in Blog

Gli affitti rendono poco in termini di provvigione (vero: uno o due rate di canone mensile è la regola, a fronte di percentuali più ricche – 2/5% sul prezzo dell’immobile – nel caso di compravendita), ma se non ci fossero le locazioni a far quadrare i bilanci delle agenzie immobiliari, chissà quanti professionisti dell’intermediazione avrebbero già chiuso i battenti da un pezzo.

Anche perchè di ripresa vera degli scambi neanche l’ombra: al massimo un effetto rimbalzo rispetto ai livelli davvero bassissimi toccati negli ultimi semestri.

A mettersi di traverso – dicono molti operatori – ora sono le banche, da dove arrivano segnali contraddittori: da una parte maggior disponibilità a prestare soldi (a tassi d’interesse molto bassi e quindi convenienti per chi compra casa, a prezzi, fra l’altro, scesi in molti casi a livelli da saldi di fine stagione). Dall’altra però i criteri di finanziamento degli istituti bancari escludono – oggi come negli ultimi 2-3 anni – una larghissima fetta di domanda.

Secondo Abi-Bankitalia però, l’erogato mutui sta tornando a guadagnare terreno (molto grazie alle surroghe e ai rifinanziamenti di vecchi prestiti, va detto), ma di fatto oggi la domanda abitativa soddisfatta è quella di chi cerca casa in affitto, anche quando il rapporto canone e rata mutuo farebbe pendere l’ago della bilancia dalla parte dell’acquisto.

Insomma il cortocircuito è sotto gli occhi di tutti e solo i prossimi dati di mercato ci diranno chi ha ragione. Intanto dal mondo degli affitti continuano ad arrivare segnali di dinamismo.


Anzitutto le richieste, che ci sono, pur con una disponibilità di spesa da parte dei potenziali inquilini ferma, se non in diminuzione. Il tutto a fronte di un’offerta di immobili disponibili sul mercato in aumento che fa da ulteriore calmiere sui prezzi. 

Da questo mix non poteva che emergere il quadro tratteggiato dal report dell’Ufficio studi Tecnocasa.

Uno sguardo in dettaglio sui prezzi: nelle grandi città nel primo semestre del 2014 i canoni di locazione hanno segnato una diminuzione dei valori in questa misura: dell’1,8% per i monolocali, dell’ 1,5% per i bilocali e dell’1,7% per i trilocali. Stesso trend al ribasso per i centri minori ma capoluoghi di provincia, dove la contrazione è stata dell’1,3% per i monolocali e dell’1,2% per bilocali e trilocali.

La domanda, come detto, non manca ed è questo fattore che comunque mantiene vivo un segmento dove il 58,7% di chi cerca in affitto lo fa per trovare l’abitazione principale, preferirebbe comprare, il mutuo non gli viene concesso e non ha la possibilità di un acquisto tutto o in larga parte (60-70%) in contanti.

Cercano casa in affitto chi si trasferisce per lavoro (36,5%) ed, infine, chi va a vivere altrove per motivi di studio e cerca casa vicino alla sede della facoltà frequentata (4,8%).

Rispetto all’anno (e al semestre) precedente si nota una diminuzione della percentuale di queste ultime due motivazioni: la spiegazione potrebbe essere la diminuita mobilità dovuta all’aumento della disoccupazione e al fatto che gli studenti scelgano università più vicine al luogo di residenza.

L’analisi demografica di chi cerca casa in affitto mostra uno spaccato  di vita bene preciso: il 39,3% ha un’età compresa tra 18 e 34 anni, il 32,2% ha un’età compresa tra 35 e 44 anni; il 59,6% è rappresentato da single.

Per quanto riguarda le tipologie di contratto, quello più usato è la formula canone libero (4+4), seguito dal concordato e poi da quello ad uso transitorio. Aumenta l’appeal del contratto concordato, soprattutto dopo l’applicazione della cedolare secca agevolata prevista per questa tipologia di contratto. 

Niente di nuovo, infine, per quanto riguarda il tipo di casa, che continua a concentrarsi sui bilocali (38,5%) e trilocali (35,8%), esattamente le stesse tipologie che funzionano in caso di acquisto. 

La rivincita degli affitti

La rivincita degli affitti

17 novembre 2014 in Blog

Scelta obbligata, o parcheggio temporaneo, in attesa di tempi migliori che però, se continua così, hanno l’aria di dover durare ancora a lungo.

Sta di fatto che negli ultimi anni di mercato delle case – dove l’acquisto è diventato per molti un autentico miraggio (vuoi per il mutuo non concesso, vuoi per i prezzi degli immobili scesi ma comunque non abbastanza per essere abbordabili) – il segmento delle locazioni ha guadagnato spazio.

Anche perché se un tetto sulla testa serve sempre, con tutte le tasse – vecchie e nuove – che hanno trasformato il mattone in un Bancomat, forse non è una brutta idea rimanere inquilini invece che trasformarsi per forza in proprietari.

Se ne sono accorti gli agenti immobiliari, che hanno dovuto imparare a gestire un settore meno remunerativo ma che oggi ha un suo peso – spesso decisivo per la sopravvivenza – nel giro d’affari dei mediatori di immobili.

Nel primo semestre del 2014 – per venire ai numeri – quasi il 35% dei clienti che sono entrati in una delle agenzie in franchising sparse per la penisola e che espongono il marchio della rete Tecnocasa, ha optato per la locazione.

Un record probabilmente mai visto prima ad ora.

Scendendo nel dettaglio, emerge che quasi i tre quarti di chi è approdato all’affitto ha sottoscritto contratti a canone libero, il 13,9% contratti concordati e l’11,5% di tipo transitorio.

Da qui un’altra ricaduta: l’esigenza degli agenti di conoscere in maniera dettagliata anche il capitolo dei contratti legato alle locazioni, quando negli anni del boom immobiliare, la materia era lasciata ad un nicchia di professionisti, quasi cultori della materia.

Bilocali e trilocali sono le tipologie oggi più richieste.


Anche dal tipo di appartamento si capisce che si tratta di una clientela che una volta avrebbe scelto l’acquisto e che ora ha fatto di necessità virtù.

La motivazione principale è la casa definitiva da abitare (58,7%), ma è c’è anche una percentuale di chi prende casa in affitto perché mosso da contingenti esigenze lavorative (36,5%), mentre solo il 4,8% del campione è rappresentato da studenti fuori sede che per un numero di anni limitato ha bisogno di un alloggio.

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