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Mercato della casa al palo, lo dicono le buste paga

Mercato della casa al palo, lo dicono le buste paga

28 gennaio 2015 in Blog

I prezzi delle case si abbassano di anno in anno: un trend destinato a proseguire anche nel corso del 2015, ma non abbastanza da permettere alla domanda di accedere all’acquisto delle mura domestiche. 
  
Questione di credito e di mutuo, certamente, anche se questo punto di vista le banche qualcosa stanno facendo nella direzione giusta
  
Quindi perché le compravendite non ripartono, su un mercato dove la richiesta abitativa non manca, anzi negli ultimi sei mesi è in recupero? 
  
Il vero collo di bottiglia sono e restano i fondamentali dell’economia: il lavoro anzitutto e per chi il lavoro ce l’halivelli di retribuzione
  
Perché anche chi può comprare casa oggi – a prezzi davvero appetibili e molto trattabili con la proprietà –  deve comunque mettere sul piatto un monte stipendi invariato negli anni. 
  
Lo ha calcolato l’ufficio studi del gruppo Tecnocasa, che ha analizzato quanti anni di buste paga occorrono per acquistare casa (l’analisi si basa sui prezzi al metro quadro aggiornati al primo semestre 2014 di un immobile medio usato da 65 mq, raccolti dalla rete di agenzie Tecnocasa e Tecnorete delle grandi città e sulle retribuzioni contrattuali annue di cassa per dipendente a tempo pieno per attività economica e contratto, al netto dei dirigenti, ricavate dalla banca dati Istat). 
  
Risultato: la media nazionale di stipendi per diventare proprietari è praticamente ferma a 5,8 annualità: in leggerissima diminuzione con quanto rilevato nel 2013 (quando di annualità ne servivano 6). 
  
Anche a livello locale non ci sono state variazioni di rilievo (vedi anche tabella in allegato): con un calo pari a -0,6 annualità, fa eccezione Napoli (dove ne servono 6,7), seguita daGenova e Roma (entrambe in calo di 0,3 annualità), mentre si mantiene costante Bologna(5,7 annualità). 
  
La Capitale è sempre la città in cui serve il maggior numero di annualità: 9,5. 
  
Poi c’è Milano ferma a 7,9 annualità (in calo di 0,2 rispetto al 2013). 
  
Palermo e Verona ne servono meno: 3,6 nel capoluogo siciliano e 3,9 nella città scaligera. 
  
Il confronto si fa evidente se i calcoli li si fa distanza di dieci anni (204-2005 in pieno boom immobiliare, con i prezzi delle case alle stelle) dove si scopre che a livello nazionale la differenza è stata più consistente, infatti si è passati da 7,8 annualità nel 2004 a 5,8 nella prima parte del 2014. 
  
In questo arco di tempo è Milano la città in cui si è avuta la variazione più consistente: dalle 11,1 annualità del 2004, infatti, si è passati alle 7,9 di quest’anno. 
  
Altri due capoluoghi fanno segnare variazioni interessanti: -3,1 a Firenze (7,2 annualità) e -3 a Bologna (5,7 annualità). 
  
Bari, Genova, Torino e Verona hanno messo in campo un andamento in linea con la media italiana: nel capoluogo pugliese servono 2,1 annualità in meno, mentre le altre tre città segnano -1,9. 

Altro che ripresa, per i notai il mercato delle case va a zig zag

Altro che ripresa, per i notai il mercato delle case va a zig zag

5 gennaio 2015 in Blog

Sui prezzi delle case siamo tutti d’accordo: continueranno a scendere ancora nel 2015, anche se ad un ritmo più contenuto rispetto a quanto visto negli ultimi tre-quattro anni. 
  
Lì lo tsunami è già passato e i proprietari che vogliono vendere se ne devono fare una ragione.
  
Più incerta invece la partita sul fronte deivolumi delle compravendite
  
Da quegli stessi volumi di scambi che garantiscono la sopravvivenza della filiera del mattone (dalle imprese costruttrici di prodotto residenziale, fino alle agenzie che mediano immobili o mediano i mutui) arrivano infatti elementi contrastanti. 
  
Da una parte c’è l’Agenzia delle Entrate che segnala, primo semstre 2014 su primo semestre 2013, aumenti delle vendite in molte parti del Paese
  
Dato positivo, certo di rimbalzo più che di crescita, ma che arriva dopo anni di caduta libera. 
  
Ora però arriva la doccia fredda dei dati diffusi dall’Istat sui rogiti dei notai sul secondo trimestre dell’anno. 
  
Un passo avanti e uno indietro, in pratica. 
  
Dopo la leggera ripresa del mercato immobiliare nel trimestre precedente – stiamo quindi parlando dei primi tre mesi dell’anno, da gennaio a marzo 2014 a confronto con pari periodo dell’anno precedente, “le convenzioni notarili di compravendite di unità immobiliari – scrive l’Istat – sia ad uso residenziale sia ad uso commerciale, tornano a registrare valori negativi. 
  
Il calo tendenziale è pari al 3,1% per le convenzioni notarili relative a trasferimenti di proprietà nel complesso del settore immobiliare; la stessa variazione negativa si registra per i passaggi di immobili ad uso abitazione mentre i trasferimenti di unità immobiliari a uso economico si riducono del 3,2%”. 
  
Questo in totale il resoconto del secondo trimestre 2014: 151.994 gli atti firmati davanti al notaio per trasferimenti di proprietà di unità immobiliari. 
  
Il 93,3% riguarda trasferimenti di proprietà di immobili ad uso abitativo ed accessori (141.833), il 6% unità immobiliari ad uso economico (9.126) e lo 0,7% (1.035) unità immobiliari ad uso speciale e multiproprietà. 
  
Da notare anche che nessuna macro-area del Paese chiude con un segno più: “Nel comparto dell’immobiliare ad uso residenziale – segnala il dossier – le variazioni negative si registrano in tutte le ripartizioni geografiche, con valori sotto la media nazionale nelle Isole (-9,7%) e al Sud (-5,4%), ma sopra la media nazionale nel Nord-Ovest (-2,6%) e al Centro (-1,7%)”. 
  
Confermato, invece, il trend positivo nello stesso periodo sul fronte dei mutui – dove però sono le surroghe e le sostituzioni a fare da massa d’urto, non i nuovi finanziameti – che in questo senso concorda con le altre fonti dati, istituzionali e non: dopo il black out del 2013, “le convenzioni notarili per mutui, finanziamenti e obbligazioni con costituzione di ipoteca immobiliare – aggiunge ancora l’istituto statistico – hanno subito una crescita del 5,1%”. 
  

Casa al minimo storico tra gli investimenti degli italiani

Casa al minimo storico tra gli investimenti degli italiani

1 novembre 2014 in Blog

Nessuno meraviglia, piuttosto una conferma che è andata maturando con l’andare degli anni.

Se nel 2006 la casa era infatti l’investimento ideale per il 70% degli italiani, attualmente lo è solo per il 24%.

Cresce, invece, l’interesse su strumenti ritenuti più sicuri: risparmio postale, obbligazioni e titoli di Stato.

Lo dice il consueto monitoraggio Acri-Ipsos sul risparmio, segnalando che per gli immobili si tratta peggior risultato dal 2001, anno di inizio della rilevazione.

La ricerca dice anche che i consumi degli italiani negli ultimi 2-3 anni hanno subito ”ampie contrazioni sia perché il numero di chi è in difficoltà rimane elevato sia perché tutti tendono a fare economie”.

In forte calo viaggi (per oltre il 60% degli italiani), pranzi fuori casa, cinema e abbigliamento (anche se leggermente meglio sul 2013).

In un unico ambito gli italiani non hanno ridotto i consumi: i medicinali.

Delusione forte rispetto all’euro: il 74% ne è insoddisfatto, anche se gli quelli convinti che tra 20 anni essere nella moneta unica sarà un vantaggio salgono dal 47% al 52%.

Il 56% ritiene comunque che la crisi italiana sia causata dal malgoverno negli ultimi anni, non dall’Ue.

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