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Fondi immobiliari: i mercati internazionali prendono quota. Italia più lenta

Fondi immobiliari: i mercati internazionali prendono quota. Italia più lenta

11 giugno 2015 in Blog

La ripresa del real estate internazionale spicca il volo: i fondi immobiliari e i Reit rappresentano i “motori” di questo trend. 
  
Il risparmio gestito in strumenti a contenuti immobiliare è aumentato a livello mondiale del 23% nel corso del 2014, superando i 2.400 miliardi di euro. 
  
Questi alcuni dei dati contenuti ne I fondi immobiliari in italia e all’estero – Rapporto 2015, realizzato da Scenari Immobiliari e presentato questa mattina a Milano. 
  
Il rapporto, giunto alla ventiseiesima edizione, presenta l’andamento e le previsioni per fondi e Reit a livello globale e nei principali Paesi. 
  
Segnali di risveglio anche sul fronte italiano. 
“I mercati del real estate – ha detto Mario Breglia (foto), presidente di Scenari Immobiliari, nel corso della presentazione – si stanno muovendo meglio dell’economia in generale. 
  
Anche in Italia i fondi immobiliari chiudono un anno positivo con un incremento dell’11,5%, superando la quota di 50 miliardi di patrimonio in proprietà”. 

 

 

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Gli investitori stranieri nell’immobiliare stanno tornando davvero. Ma la strada per la ripresa è ancora lunga

Gli investitori stranieri nell’immobiliare stanno tornando davvero. Ma la strada per la ripresa è ancora lunga

9 dicembre 2014 in Blog

Volumi a dicembre come negli anni d’oro

Da anni si sente dire nel settore che gli investitori stranieri puntano sul settoreimmobiliare in Italia. 
Più che una valutazione oggettiva è stato il tentativo di produrre una speranza che si autoavvera. Perché, a parte gli investitori speculativi che comprano a prezzi di saldo e rivendono con profitto nel breve periodo, di operazioni negli ultimi anni se ne sono viste davvero poche riguardo a transazioni sopra i 50 milioni di euro. I motivi sono quelli che si ripetono da sempre, legati ai limiti del sistema Paese italiano. 
  
Ora il vento sembra cambiato, perché le quotazioni sono diventate oggettivamente interessanti e i proprietari, logorati da anni di crisi, ora accettano valutazioni in linea col nuovo mercato. Guardando i dati reali, si nota come gli acquisti da parte di operatori stranieri in Italia siano davvero in forte aumento. Non esistono al momento statistiche che registrino il fenomeno, ma con un po’ di pazienza si può comporre lo scenario. 
  
La scorsa settimana The Rockefeller Group, ora di proprietà dei giapponesi di Mitsubishi Estate, ha comprato il centro commerciale Galleria Borromea alle porte di Milano per 81 mln di euro. Per rilevare la ex sede Unicredit di piazza Cordusio di Milano, operazione intorno ai 400 mln, sono in corsa in tre: Gli americani di Blackstone, che hanno già comprato tra l’altro la sede del Corriere della Sera, il fondo sovrano di Singapore Gicinsieme a quello di Abu Dhabi Dai e la London & Regional Properties. Tutti in cordata con operatori italiani. 
“In questo periodo registriamo volumi simili a quelli degli anni d’oro del settore immobiliare – spiega l’avvocato Olaf Schmidt, a capo del real estate dello studio legale Dla Piper. Dall’estero vediamo che si stanno muovendo tutte le categorie di investitori: fondi  pensione, private equity, istituzionali e l’interesse riguarda diverse tipologie di prodotto, dalle quote di fondi immobiliari ai progetti fino ai building a reddito“. E queste indicazioni trovano conferma sul mercato. 
  
Il fondo americano Capstone Equities Manager ha lanciato un’Opa sul Fondo Europa Immobiliare 1 di Vegagest. “Questa rappresenta solo la nostra prima operazione sul mercato immobiliare italiano – spiega Joshua Zamir, amministratore di Capstone Equities Manager. L’attuale contesto economico è più favorevole agli investimenti in Italia da parte di operatori internazionali. La crisi economica sembra rallentare e la situazione politica è più stabile. Anche dal punto di vista normativo e fiscale abbiamo notato significativi miglioramenti per il settore immobiliare. Non abbiamo un target di investimento predefinito, ma potrebbe trattarsi di una cifra pari a molti multipli dell’investimento di 26 milioni di euro previsto per l’Opa in corso”. 
  
Lo stesso sta facendo GVM, la piattaforma che raccoglie gli investimenti dei player  stranieri interessati a entrare in Italia. Ha comprato per 40 mln il quartier generale di Pegeout a Milano, realizzato una joint venture per investire 500 mln nell’area di Roma, oltre a un investimento da 130 mln per l’acquisto del Da Vinci Market Central della capitale. E poi l’Opa sul fondo Unicredito Immobiliare Uno oltre a uffici e ancora retail in tutta Italia. 
  
Sbarca in Italia HIG Capital, 17 mld di dollari gestiti, e sono già diverse le operazioni “Le condizioni per investire in Italia sono oggi interessanti – spiega Gabriele Magotti, responsabile della divisione italiana. Serve un’attenta analisi delle operazioni e con un grande sforzo per fornire valore aggiunto ai prodotti le potenzialità sul nostro mercato sono assolutamente da cogliere. Il nostro range d’investimento è compreso tra  10 e 100 mln di euro in tutti i settori e consente di entrare nelle operazioni in un’ottica di lungo periodo, proprio per portare a realizzazione il processo di piena valorizzazione”. 
  
Tutto bene allora per il mercato italiano? 
  
Non proprio, perché chi investe vuole avere garanzie e buon prodotto, merce non sempre facilmente reperibile sul mercato nostrano. 
Ma l’arrivo, in concreto, degli investitori di lungo periodo non può che essere considerato come il segnale di un ritrovato interesse per l’Italia.

I soldi ci sono, ma non per il mattone

I soldi ci sono, ma non per il mattone

9 dicembre 2014 in Blog

Contanti e depositi bancari saliti tra il 2007 e il 2013

Cristina Giua

Un Paese da sei anni in crisi, che ormai si aspetta solo il peggio. Questo il mood che emerge delrapporto del Censis di quest’anno, presentato questa mattina a Roma – sulle condizioni del Paese. Tra i capitoli dedicati a politica, lavoro, istituzioni, stupisce un dato singolare sulla condizioni economiche delle famiglie italiane. In un Paese in recessione può tuttavia succedere che i contanti e depositi bancari possano aumentare: +4,9% tra il 2007 e il 2013. Lasciando a latere il discorso su quanto pesi l’economia sommersa – il nero, insomma – su questo aumento alla voce aumento di liquidità, vero è anche che a specifica domanda, il 44,6% delle famiglie abbia risposto che mettono da parte – quando si riesce, naturalmente – per prudenza e per la copertura su possibili imprevisti futuri. 
  
Le famiglie si stanno quindi barricando dietro un risparmio che cresce – a dispetto del crollo dei redditi – e va rubricato come “un cash di tutela”. Così lo chiama il Censis, segnalando un altro aspetto: gli investimenti nel 2013 abbiano raggiunto il livello più basso degli ultimi 13 anni. “Questo è un Paese che ha capitale, e non lo sa usare – ha detto questa mattina il presidente del Censis, Giuseppe De Rita, nel corso della presentazione del rapporto -. Questo capitale inagito è la cosa più angosciante che c’è in Italia”. 
  
Le ultime indicazione che arrivano dal mondo finanziario raccontano una storia un po’ diversa. Ieri, all’evento per festeggiare i 30 anni dell’introduzioni dei fondi sul mercato italiano, Assogestioni ha confermato il 2014 come l’anno d’ora del settore. I fondi (mobiliari soprattutto, meno quelli immobiliari) da gennaio a ottobre di quest’ano hanno drenato oltre 110 miliardi di euro, per complessivi importi di risparmio  che hanno toccato la cifra di 1.536 miliardi di euro. Che tradotto significa gli italiani stanno tornando ad investire in prodotti che rispondono alle loro esigenze e incertezze.  
  
Il grande escluso resta invece il vecchio amore degli italiani: il mattone, ovvero la casa. Troppe tasse e troppo confuse – è vero – ma i prezzi del prodotto residenziale nelle grandi e piccole città italiane è sceso a livelli di grande appeal. Pochi mutui – anche questo è vero – ma per chi ha da parte un po’ di liquidità risparmiata, le banche non fanno storie ad erogare un loan to value del 50-60%. Il tutto con tassi di interesse sui prestiti che hanno toccato livelli da minimo storico – del 2014 i decrementi sono stati del 25% fra gennaio 2014 e dicembre 2014 per un tipico mutuo di acquisto a tasso variabile di 140.000 euro a 20 anni, che hanno portato la forchetta dei migliori spread offerti dalle banche su mutui a tasso variabile ad oscillare fra l’1,90% e il 2,40% – e secondo le previsioni sono destinati ad abbassarsi ancora un po’ nel 2015. Quella che manca è insomma la voglia di investire sull’immobiliare, che si è trasformato nel giro di neanche 7 anni nella vera Cenerentola degli investitori italiani.

I fondi immobiliari marcano il passo (in attesa degli investitori stranieri) – Videointerviste

I fondi immobiliari marcano il passo (in attesa degli investitori stranieri) – Videointerviste

28 novembre 2014 in Blog

Riflettori puntati come non mai sul comparto deifondi immobiliari: dopo la presentazione di ieri a Roma del rapporto Scenari Immobiliari (guarda le videointerviste realizzate da Monitorimmobiliare) è il turno del monitor sulla Finanza immobiliare, elaborato dall’Università degli Studi di Parma in collaborazione con Caceis Investor Services (gruppo Crédit Agricole), presentato oggi a Milano.

Il dossier prende in analisi 47 fondi immobiliari (di cui 23 quotati), per un totale di attività che alla data del 30 giugno 2014 ammontavano a 10,5 miliardi di euro.

Monitorimmobiliare ha seguito la presentazione intervistando i protagonisti. Moderato ottimismo da parte degli operatori italiani – è il primo elemento emerso dall’incontro – ben consapevoli della fase critica che sta ancora vivendo il nostro mercato del mattone. Per tutti tuttavia una certezza: gli investitori stranieri ci sono e sono interessati a chiudere operazioni su asset italiani: sotto questo aspetto, anzi, i prossimi mesi saranno decisivi per capire come cambierà la scacchiera immobiliare (a gennaio, ad esempio, sarà sciolta la riserva sul deal di Piazza Cordusio che fa capo a Idea Fimit Sgr). 
Intanto dalle pagine del dossier Caceis emerge la fotografia di un comparto in sofferenza. 
In termini di asset allocation – si legge in un estratto dello studio – i fondi analizzati detengono una quota di asset immobiliari (immobili e diritti reali immobiliari) pari all’83%, in lieve calo (-4%) rispetto alla rilevazione precedente del giugno 2013, ma pur sempre più elevata del livello minimo del 66,67% imposto dalla legislazione e dai regolamenti. La prevalente destinazione d’uso di questi asset è il terziario direzionale, seguito da commerciale (centri e parchi commerciali, supermercati), residenze sanitarie-assistenziali e hotel.

Prevale, da un punto di visita geografico, la scelta di immobili situati al Nord-Ovest (su tutte le città di Milano, Torino, Bologna, Lodi, Modena, Biella, Como e Padova) e al Centro (dove primeggia Roma).

Aumenta il ricorso agli strumenti finanziari (questa asset class pesa oggi sul 10,4% degli attivi, a giugno 2013 per il 7,6%). All’interno di questa categoria, oltre la metà (55,3%) sono le partecipazioni non quotate (in leggero aumento rispetto al 52% di giugno 2013), di cui la maggior parte di controllo “spesso in società immobiliari con cui il fondo detiene rapporti a vario titolo strategici”.

L’8,6% (in calo rispetto al 9,4% dell’anno precedente) degli strumenti finanziari è rappresentato da titoli di debito (principalmente obbligazioni corporate di società non quotate, italiane o europee, o titoli di stato italiani quali CTZ, BTP, BOT), mentre le quote di OICR (fondi aperti mobiliari, fondi chiusi mobiliari, fondi riservati, speculativi, fondi immobiliari e fondi di fondi), per lo più non quotati, pesano per il 36% (dato in linea con quello di giugno 2013).

Solo lo 0,01% (era il 2,08% a giugno dell’anno scorso) della composizione dei fondi, invece, è riconducibile a strumenti derivati (swap, opzioni put e call, cap, interest rate swap plain vanilla), utilizzati esclusivamente a scopo di copertura del rischio tasso legato a finanziamenti in essere o a contratti di leasing legati all’acquisto di immobili. 
  
Guarda le videointerviste a Sergio Iasi, amministratore delegato PreliosPaolo Berlanda, amministratore delegato Polis Fondi Sgr; Rodolfo Petrosino, direttore asset management e sviluppo IDeA Fimit Sgr (per Petrosino ora nuovo incarico)Sandro Campora, country manager Italia Cbre Global InvestorsRoberto Colapinto, head of regional coverage southern europe & latin america di Caceis.

Al Mapic di Cannes Monitorimmobiliare e Repubblica promuovono il Real Estate italiano

Al Mapic di Cannes Monitorimmobiliare e Repubblica promuovono il Real Estate italiano

8 ottobre 2014 in Blog

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Per la prima volta Monitorimmobiliare e Repubblica Affari & Finanza a novembre si presenteranno al Mapic di Cannes insieme per promuovere il real estate italiano.

Il magazine di Monitorimmobiliare Review, come di consueto realizzato in italiano e inglese, quest’anno sarà distribuito insieme al numero di Affari & Finanza che si occuperà nella sezione Rapporti del retail italiano.
Una distribuzione in abbinata che rende ancora più visibile verso gli operatori internazionali il settore immobiliare italiano.

La tiratura sarà di 5.000 copie cartacee, oltre a 30.000 copie digitali scaricabili online.

E come tradizione, gratuitamente per raggiungere il maggior numero di operatori qualificati.

Per maggiori informazioni: info@monitorimmobiliare.it

Forum Ambrosetti Cernobbio: l’immobiliare si ferma col mal di schiena

9 settembre 2014 in Blog

Dopo Renzi, anche il Ministro Poletti non partecipa

Partito il forum di Cernobbio, si conferma la pochezza del comparto immobiliare italiano.
Nessuna proposta da parte del settore, solo la richiesta di un piano strategico nazionale.

Paolo Buzzetti presidente dell’Ance si dice soddisfatto delle misure prese dalla Bce e dice: “Auspico che si traduce in risparmi per i mutui concessi alle famiglie”. C’è da notare come Buzzetti rappresenti in realtà i grandi costruttori, quelli che fanno le autostrade, i ponti, le dighe. Costruire appartamenti non rientra nelle attività prevalenti degli associati e infatti i fatturati sono realizzati in gran parte dalle opere all’estero. Fa specie che venga individuato come il referente per il real estate italiano. Ma la potenza dell’associazione consente di essere costantemente presente sui media. Ed essendo anche competente il cerchio si chiude. Si chiude anche nel senso che le ragioni di chi si trova a litigare col geometra del Comune per aprire una finestra in deroga al progetto presentato, con la banca per far erogare il mutuo alla famiglia che compra un appartamento, con gli avocati per sfrattare l’inquilino moroso, combattere la concorrenza dell’agente immobiliare abusivo, tutti questi problemi non hanno rappresentati istituzionali forti.

E a Cernobbio si è messo in luce solo l’instancabile presidente di Assoedilizia, Achille Colombo Clerici, che ha segnalato per l’ennesima volta la gravità della situazione del mercato.
E poi, intervistato a margine dell’evento tra i presenti, Manfredi Catella di Hines, ha indicato come solo un piano nazionale per l’immobiliare possa risollevare il settore. Non senza magnificare il ruolo del Qatar come investitore del progetto Porta Nuova.

Sarà, ma il gioco delle parti, legittimo da parte degli interessati, non cambia di una virgola la situazione. E sarebbe ora di ragionare seriamente sul tema. Oggi chi ha progetti immobiliari di rilievo cerca in tutti i modi di rassicurare il mercato e suoi azionisti. Chi non ha investimenti nell’immobiliare si guarda bene dall’entrare nel settore. A conti fatti, rende di più e senza rischi investire sul mercato finanziario. Una delle poche eccezioni sul mercato è il progetto Santa Giulia: di proprietà delle banche tramite Risanamento, ha passato tutte le difficoltà immaginabili e ora ha le mani libere per completare un quartiere davvero unico. Compresa una solidità finanziaria come pochi in Italia Sempre che gi azionisti decidano di seguire questa strada. O il nuovo stadio della Roma di Parnasi. Per il resto c’è davvero poco.

Talmente poco che Cernobbio si chiude con l’ennesima speranza delusa. Non solo Matteo Renzi non ha partecipato, ma anche il ministro del Lavoro Giuliano Poletti ha dato buca. Un improvviso mal di schiena lo ha bloccato proprio durante il viaggio per raggiungere il lago di Como. Si attendevano da lui annunci sulla situazione occupazionale, specie a supporto dell’immobiliare ma si sa che la salute viene prima di tutto.

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