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tasse immobili

Un mese all’anno per pagare le tasse, ultimi in Europa

Un mese all’anno per pagare le tasse, ultimi in Europa

27 aprile 2015 in Blog

Ben venga una riforma sui tributi sul mattone, come promesso dal Governo Renzi con la Local tax
  
A maggior ragione se una riforma del genere riuscisse ad abbattere la peggior media europea – riescono a fare peggio di noi solo in Portogallo, ma tra le nazioni di punta siamo davvero il fanalino di coda – in termini di ore spese, spesso anche buttate, per adempiere alle pratiche fiscali. 
  
Non si tratta solo di tasse immobiliari, certamente, ma ogni anno il contribuente italiano – tra code agli sportelli, giri di pratiche, visite al commercialista – è costretto a investire una media di 269 ore. 
  
In pratica ogni anno un mese di tempo se ne va per compilare moduli e scartoffie varie. 
  
Una mano in questo senso potrebbe arrivare anche dall’estensione della fatturazione elettronica tra imprese private, dove però il rischio è un aumento dei costi amministrativi a carico delle piccole imprese. 
  
Di cui la filiera dell’immobiliare è piena. 
  
Fino ad allora toccherà adeguarsi e provare anche della sana invidia: i dati raccolti della Banca Mondiale, elaborati dalla Cgia di Mestre, segnalano infatti che il Paese più friendly in questo senso è il Lussemburgo, dove bastano con 55 ore all’anno per pagare le tasse. Seguono l’Irlanda, con 80 ore, l’Estonia, con 81 e la Finlandia , con 93. 
  
Il dato medio dell’area dell’euro è di 165. 
  

Trentino apripista: arriva l’imposta unica che accorpa Imu e Tasi

Trentino apripista: arriva l’imposta unica che accorpa Imu e Tasi

12 novembre 2014 in Blog

Imis, imposta immobiliare semplice, ovvero una sola imposta che accorpa Imu e Tasi.
L’hanno introdotta in tempi brevi in Trentino, con decisione votata dalla Giunta della Provincia autonoma di Trento, che ha usato la sua facoltà di autonomia sui tributi locali.

A calcolare la Imis saranno i Comuni e non comporterà – assicurano in Giunta – aggravi rispetto a quanto già si pagava.

Piuttosto la mossa della Provincia ha anticipato il riordino delle local tax ipotizzato dal Governo Renzi e che dovrebbe rientrare nella legge di Stabilità.

Inserita nella manovra finanziaria 2015, l’Imis assicurerà ai Comuni maggiore manovrabilità del tributo (si potranno infatti modulare aliquote e detrazioni tra le diverse categorie).

L’abitazione principale pagherà in funzione delle caratteristiche di ogni singolo Comune, che può personalizzarne l’applicazione anche per singole categorie di fabbricati.

Eliminate alcune esenzioni riguardanti le aree edificabili dei coltivatori diretti e imprenditori agricoli. Restano invece esentati i cosiddetti ‘strumentali agricoli’, ossia fabbricati di servizio come stalle, fienili, piccoli depositi.

Non si pagherà per i terreni agricoli non edificabili e i fabbricati meritevoli di tutela sociale, ovvero i soggetti non commerciali e quelli istituzionali anche di Asuc (Amministrazioi separate dei beni di uso civico) e Itea (Istituto per l’edilizia abitativa).

L’escalation delle tasse sugli immobili: l’Italia più cara in Eurozona

L’escalation delle tasse sugli immobili: l’Italia più cara in Eurozona

10 ottobre 2014 in Blog

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L’Italia è il Paese con il più alto peso fiscale sugli immobili.

Non solo a sensazioni, ma anche secondo i dati elaborati in uno studio realizzato per Confedilizia da Francesco Forte, docente di Scienza delle finanze all’università di Roma La Sapienza.

Già nel 2011 – emerge dallo studio presentato oggi nella Capitale – la media Ocse di imposte immobiliari (tra dirette e indirette) era inferiore di 0,17 punti sul Pil e di 0,18 punti sul reddito disponibile netto rispetto al totale italiano.

L’Italia in pratica era allineata, con un piccolo scarto positivo, alla media Ocse.

Ora invece superiamo la media Ue, rispettivamente di 0,30 e 0,50 punti per il Pil e per il reddito disponibile. Rispetto all’Eurozona, la maggiore pressione fiscale dell’Italia era pari a 0,25 e 0,29 punti.

La manovra Monti per il 2012 ha portato l’Italia a una pressione della tassazione patrimoniale immobiliare del 2,2% sul Pil e del 2,75% sul reddito disponibile contro la media Ocse di 1,27% e 1,59%, ossia circa 1 punto in meno sul Pil e 1,15 sul reddito disponibile.

Il gap si fa più largo nei confronti della media Ue – che ha una pressione fiscale, rispettivamente, dell’1,15% e dell’1,40% – e ancor di più con l’Eurozona, che ha una pressione dell’1,13% e dell’1,40%, ossia la metà circa di quella dell’Italia sia rispetto al Pil che al reddito disponibile.

Imu e Tasi sui capannoni: la mappa dei Comuni dove si paga di più e dove meno

Imu e Tasi sui capannoni: la mappa dei Comuni dove si paga di più e dove meno

2 ottobre 2014 in Blog

Un salasso annunciato quello che sta colpendo gli immobili produttivo-industriali: colpa di un cocktail pesantissimo di Imu e Tasi.

Ma chi sono i più tartassati?

Ha provato a calcolarlo l’Ufficio studi della Cgia di Mestre, esaminando le delibere di 80 Comuni capoluogo di Provincia che per il 2014 hanno stabilito e pubblicato sul sito del Dipartimento delle Finanze (entro il 24 settembre 2014) le aliquote Imu e Tasi da applicare ai capannoni (categoria catastale D1)

Delle 80 delibere prese in esame, in 38 casi (pari al 47,5% del totale) la somma delle aliquote Imu più Tasi è superiore all’aliquota Imu applicata nel 2013: ricordando che dal 2014 la deducibilità dell`Imu dal reddito di impresa scende al 20%, in questi Comuni gli aumenti fiscali sono stati molto pesanti.

Le situazioni più critiche sono quelle di Prato, Cagliari, Brescia e Torino dove la tassazione sui capannoni è più che raddoppiata.

Altra punta negativa a Milano, con un aumento del 162%.

A Reggio Calabria, invece, l’incremento è del 124%, a Lucca del 128%, a Lecce del 133%, ad Aosta del 143%.

Incrementi che lasciano il segno sui bilanci dei bilanci degli imprenditori anche a Pisa (+31%, pari ad un aumento medio di 791 euro), a Brindisi (+18% pari a un aggravio di 2.314 euro) e a Treviso (+17%, per un rincaro di 321 euro).
In 18 Comuni (22,5% del totale delle delibere analizzate) il prelievo a carico dell’impresa ha subito un lieve peggioramento.

In altri 12 Comuni (per una fetta pari al 15%) il prelievo è lieve o addirittura in leggera diminuzione rispetto al 2013: qui l’aliquota Imu è ben al di sotto dei livelli massimi stabiliti dalla legge (10,6 per mille).
In 9 Amministrazioni (11,3%), invece, la somma Imu più Tasi è di poco superiore o uguale a quella dell`Imu applicata nel 2013: si è arrivati a questo risultato aumentando la Tasi e diminuendo l’Imu.

Il prelievo fiscale netto in capo alle imprese diminuisce, perché la Tasi è totalmente deducibile, mentre l’Imu solo in parte.

Solo in 3 Comuni (3,8%) la somma delle aliquote Imu più Tasi è nettamente inferiore a quella dell’Imu 2013.

Presto detto chi sono le amministrazioni locali virtuose e gli imprenditori che, di conseguenza, beneficiano della riduzione fiscale più significativa.

In vetta ci sono Nuoro (-14%, pari a – 47 euro), Modena (-15 per cento che si traduce in un risparmio di 309 euro) e in quello di Siracusa (-15 per cento, pari a 463 euro).

Gli importi versati – ricorda l’associazione degli artigiani e dei piccoli imprenditori veneti, fissando i criteri metodologici con cui sono stati eseguiti i calcoli – sono al netto del risparmio fiscale conseguente alla parziale deducibilità dal reddito di impresa dell`Imu (pari al 30% dell`imposta nel 2013 e al 20% dal 2014) e alla totale deducibilità della Tasi e della maggiorazione Tares.

Inoltre, sono state utilizzate le rendite catastali medie di ciascun Comune capoluogo.

Per l’anno in corso l’aliquota Imu sui capannoni può quindi oscillare da un minimo del 7,6 per mille a un massimo del 10,6 per mille.

Quella della Tasi, invece, da zero al 2,5 per mille.

In ogni caso, le aliquote Imu più quelle Tasi da applicare agli immobili strumentali – così ha previsto il legislatore – non possono superare il valore massimo dell’11,4 per mille

“Negli ultimi anni – commenta così i dati Giuseppe Bortolussi, segretario della Cgia – l’incremento della tassazione a livello locale è stato spaventoso.

Dalla metà degli anni Novanta ad oggi, l’impennata è stata del 190%.

Per quanto riguarda la tassazione sugli immobili, con l’Imu e, da quanto si è capito fino a ora, anche con la Tasi, i sindaci hanno cercato, nel limite del possibile, di non penalizzare le abitazioni principali a discapito delle seconde/terze case e, in parte, degli immobili ad uso strumentale.

Un ulteriore aumento del carico fiscale sugli immobili produttivi e commerciali rischia di mettere fuori mercato molte aziende, soprattutto quelle di piccole dimensioni, che sono sempre più con l`acqua alla gola per la mancanza di liquidità”.

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